Venerdì, 21 Settembre 2018
CALANNA

Applausi e angoscia
per l’ultimo saluto
al tecnico comunale

domenico princi, Reggio, Calabria, Archivio

Commozione e partecipazione ai funerali di Domenico Princi, celebrati ieri mattina nella chiesa di Villamesa di Calanna dal parroco del paese don John. C’erano tutti, perché l’intera comunità è rimasta attonita per la ferocia di questo omicidio. E c’era anche l’amministrazione comunale, con il gonfalone del Comune, e i consiglieri comunali. E c’erano pure i militari della stazione dei Carabinieri, «presenti – come ci ha spiegato il capitano della Compagnia di Villa, Davide Occhiogrosso – per partecipare anche a questi momenti della comunità in cui i militari operano giorno dopo giorno». E il capitano mantiene il massimo riserbo sulle indagini: gli investigatori non stanno perdendo neppure un minuto e continuano a scavare nella vita privata e professionale della vittima, ma anche nella sua posizione di “socio di fatto” di alcuni esercizi commerciali gestiti nella città di Reggio dal fratello (agenzia immobiliare, agenzia di scommesse e negozio per la vendita delle sigarette elettroniche). Gli accertamenti balistici sono stati affidati al Ris di Messina, ma risulta confermato che il fucile che ha sparato è stato soltanto uno, caricato a pallettoni, come già nell’immediato dimostravano le immagini della Fiat “Bravo” crivellata dai proiettili dal lato del guidatore. Intanto, nel pomeriggio di ieri, il medico legale che ha eseguito l’esame autoptico presso gli ospedali Riuniti di Reggio, dottor  Matarazzo, ha confermato le prime impressioni degli investigatori: i colpi che hanno raggiunto il quarantunenne di Calanna, impiegato dell’ufficio tecnico comunale, sono in tutto tre e uno è stato esploso da distanza ravvicinata alla testa. «Posso dire – ha detto il medico legale – in attesa di consegnare la relazione dell’esame ai magistrati, che è stata evidenziata la presenza di lesioni da arma da fuoco». Relativamente al calibro dell’arma, Matarazzo ha solo detto: «Qualche pallettone c’era».

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