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REGGIO CALABRIA

Tangenti per i lavori dell’autostrada Verdetto definitivo per i Nasone-Gaietti

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Tangenti per i lavori dell’autostrada Verdetto definitivo per i Nasone-Gaietti

Pochissime variazioni sono state disposte dalla Corte di Cassazione nei confronti degli imputati del processo “Alba di Scilla” (il troncone celebrato con il rito abbreviato). Respinto il ricorso del procuratore generale e confermate le sette assoluzioni (Domenico classe 1969 e Rocco Nasone, Matteo Gaietti, Annunziatina Fulco, Antonino Nasone, Gioia Grazia Virginia Nasone e Domenico Nasone classe 1983), i Giudici supremi hanno inoltre annullato con rinvio la sentenza di condanna nei confronti di Virgilio Giuseppe Nasone (che era stato condannato dalla Corte d'Appello di Reggio a 8 anni di reclusione), dichiarato inammissibile il ricorso di Maria Benedetto e confermate le restanti otto condanne, precedentemente inflitte nei confronti di Francesco Alampi (5 anni e 4 mesi di reclusione), Arturo Burzomato (10 anni e 4 mesi di reclusione), Carmelo Calabrese (12 anni di reclusione); Giuseppe Fulco (8 anni di reclusione); Francesco Nasone (16 anni di reclusione); Giuseppe Piccolo (5 anni e 4 mesi di reclusione), Pietro Puntorieri (9 anni e 6 mesi di reclusione), Francesco Spanò (5 anni e 4 mesi di reclusione).

I reati contestati, a vario titolo, erano associazione mafiosa, tentata estorsione ed intestazione fittizia di beni.

Al centro dell’inchiesta “Alba di Scilla”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia ed eseguita dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio, le tangenti imposte agli imprenditori che avevano allestito i cantieri per i lavori di ammodernamento dell’autostrada A3 “Salerno-Reggio Calabria”. Secondo la tesi accusatoria (l’inchiesta si è sviluppata in tre fasi parallele) nel lotto autostradale di Scilla, dove vigeva la legge del presunto cartello mafioso “Nasone-Gaietti”, non c’era altra scelta che pagare per lavorare in pace. Chi osava sfidare le imposizioni estorsive delle cosche, eludendo il pagamento dell’ormai tristemente celebre “Tassa sulla sicurezza dei cantieri”, scattavano danneggiamenti e ritorsioni (come documentato dagli investigatori dell’Arma nelle fotografie a corredo dell’articolo).

L'approfondimento nell'edizione in edicola

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