Martedì, 07 Febbraio 2023
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Il caso Riace, Salvini e i bufalari

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Chi fece le prime denunce  “trasformato” nello sponsor di Lucano!

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Il caso Riace, Salvini e i bufalari

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Le polemiche tra giornalisti in genere sono noiose e non interessano a nessuno. Ma ci sono limiti da rispettare, ancor di più al giorno d'oggi visto che, per citare Umberto Eco, Internet ha sdoganato bufalari di ogni sorta. E alla nostra professione (come la intendiamo qui in “Gazzetta”) si chiede un rigore sempre più aderente ai princìpi della deontologia e della corretta informazione.

In senso esattamente contrario a questi princìpi va un servizio de “LaVerità” (quotidiano diretto da Maurizio Belpietro) sul paese di Riace, nel Reggino, in questi anni assurto a notorietà come modello riconosciuto di accoglienza ai migranti, e che ha addirittura guadagnato al suo sindaco Domenico Lucano una citazione su una rivista internazionale tra gli “uomini più influenti al mondo”.

Un “modello” internazionale, e veniamo al dunque, di cui noi della “Gazzetta” ci siamo sempre occupati, nel bene come nel male, se è vero che a partire dal 21 novembre 2016 una nutrita serie di nostri articoli ha puntualmente riferito ai lettori di ogni presunta illegalità ivi commessa, ascoltando, doverosamente, tutte le parti in causa, sindaco Lucano compreso.
“Riace, ombre sul progetto accoglienza”, titolammo quel primo pezzo, a firma di chi scrive. “Appaltava l'accoglienza ai parenti, sotto accusa il cocco della Boldrini”, ha titolato invece con alata ispirazione deontologica “LaVerità” giovedì scorso, 24 agosto: pezzo incentrato su una vecchia interrogazione parlamentare del leghista Raffaele Volpi, e subito trionfalmente condiviso sui social dall'eurodeputato della Lega Nord Matteo Salvini con l’acuto commento «Quelli del viva l’accoglienza e l’integrazione...». Informazione politica, dunque, a fronte della nostra informazione senza aggettivi. Benissimo, il mondo è bello perché è vario e ognuno fa o pensa di fare giornalismo come crede.

Ma una cosa non possiamo farla passare. L'articolista cita “Gazzetta del Sud”. E scrive: «Ma il sindaco gode della simpatia dei media quasi a 360 gradi. E il giornalista che si è occupato della vicenda, Giuseppe Tumino, dice alla Verità: “Da quelle parti, in un posto come quello, dove tutto è fermo, almeno c'è un sindaco che ha fatto qualcosa”».
La verità nuda e semplice, quella vera che non ha bisogno della lettera maiuscola, è un’altra. Chi scrive ha ricevuto una telefonata dall'articolista, e si è sentito chiedere un paio di chiarimenti, puntualmente e cortesemente forniti, come usa tra persone che fanno lo stesso mestiere. Estrapolare una frase dal semplice scambio di battute (il cui tenore neanche spieghiamo per non insultare l'intelligenza di chi legge) che seguì tali informazioni, e farne uso a mo’ di intervista, è scorrettezza del tipo più deplorevole che si possa perpetrare tra colleghi. Farlo, poi, per “rafforzare” a fini politici un articolo che, titolo a parte, non è oggettivamente né scorretto né sopra le righe, è anche peggio: è inutile, ridicolo e vergognoso.

Ma è il risultato di tutto questo che ha addirittura del grottesco: il giornale (noi) che tra i primi ha denunciato le magagne del primo cittadino di Riace... ne diventa sponsor, e il suo giornalista mai intervistato diventa anche lui una sorta di “cocco del cocco della Boldrini”, per la maggior gloria di Salvini e dei suoi adepti. Con buona pace dei cocchi, della deontologia, del giornalismo. E della verità.

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