Martedì, 19 Novembre 2019
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REGGIO CALABRIA

Un ordigno per Di Landro

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di landro, Reggio, Calabria, Archivio
Un ordigno per Di Landro

Una fatto inquietante. A otto anni di distanza dalla bomba che devastò l’appartamento in cui vive in città, l’ex procuratore generale di Reggio Calabria Salvatore Di Landro ha ricevuto un altro “messaggio” sconcertante.

Lo scorso giovedì pomeriggio, quando il magistrato si è recato nella sua casa al mare in compagnia della moglie, sulla spiaggia di Bocale – frazione della periferia Sud di Reggio – ha visto un brulicare di poliziotti a pochi metri dalla propria abitazione. I militari che sorvegliano la sua abitazione h24 in questi mesi estivi lo hanno subito informato che avevano trovato un ordigno bellico nei pressi della loro postazione fissa.

Gli artificieri hanno rimosso l’ordigno e hanno stabilito che non poteva esplodere perché privo della spoletta. Dunque, è facile dedurre, che si tratta di un nuovo “avvertimento” diretto all’ex Procuratore generale.

Una deduzione semplice e logica perché dettata dai fatti. Infatti, prima che il magistrato a riposo e la sua numerosa famiglia (ci sono anche 5 nipoti che frequentano abitualmente la casa di Di Landro) si spostino nella casa di Bocale, tutta la zona attorno alla villa è stata “bonificata” da esperti delle forze di polizia altamente specializzati e dotati di strumenti straordinari (metal detector e anche di cani allenati a fiutare l’esplosivo) e non era stato trovato alcunché di sospetto. Nè sopra la spiaggia, né sotto.

Dal giorno della bonifica fino a quello del ritrovamento dell’ordigno bellico non c’è stata alcuna mareggiata, né la bomba può essere piovuta dal cielo: la conclusione più logica è che qualcuno l’abbia sistemata lì, in quel posto, proprio per farla trovare e lanciare un “messaggio” al giudice. L’ennesimo.

Un altro “dettaglio” che non può sfuggire e arricchisce questa storia è che la casa di Bocale in questi mesi viene regolarmente frequentata dalla figlia Francesca, anche lei magistrato in servizio presso la Corte d’Appello reggina.

«Si tratta di un episodio che ci ha turbato – commenta Salvatore Di Landro – anche perché all’apparenza sembrerebbe inspiegabile. Mi piacerebbe conoscere il movente di una simile azione. È chiaro che di tuto quanto è successo informerò le autorità». E saranno proprio le autorità che anche questa volta dovranno fare il massimo per cercare di comprendere il movente di questo gesto che, all’apparenza, appare davvero inquietante e mnisterioso.

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