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L’emigrazione calabrese in Piemonte narrata in “Ombre a mezzogiorno”

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La Ferdinandea di Stilo tra le location dell’ultimo film di Carnuccio

Iniziate dalla Ferdinandea di Stilo le riprese per la realizzazione del film “Ombre a Mezzogiorno” del regista Enrico Carnuccio che ha scelto questa location per poi spostarsi al villaggio siderurgico di Chiesa Vecchia ed a Mongiana. Il regista ha individuato questo territorio dal passato industriale appartenuto ai Borbone e tecnologicamente avanzato per l’epoca, per raccontare la storia dell’emigrazione calabrese in Piemonte.
Un film che nasce perciò dal fenomeno migratorio che, in un certo senso, vede legate Calabria e Piemonte, ricordando che i Savoia aggredirono e conquistarono la ricchezza di quest’area industriale prima dell’unità d’Italia, portandola alla miseria e, a distanza di più di 150 anni, ecco accogliere le braccia meridionali per mandare avanti le loro industrie.

Finanziato dalla Regione Calabria e dalla Film Commission Piemonte, come spiega il produttore esecutivo Davide Rabacchin è «un film doppio identitario del migrante meridionale al Nord e, nello stesso tempo, parla delle tradizioni, della Calabria e dei suoi contrasti. Il regista Enrico Carnuccio è originario di Pazzano, definita la cittadina del ferro per essere stata nel corso dei secoli la culla di quanto si estraeva dalle viscere della montagna fino al periodo dei Borbone. «Sono figlio di questa terra, figlio di emigrati al Nord – dice orgogliosamente Carnuccio –. Questo è un progetto che parte dalla storia della mia famiglia che, negli anni del boom economico, come molti meridionali si è spostata al Nord in cerca di lavoro. Quella che intendiamo raccontare è una storia che, partendo dagli anni 1960, arriva fino ai giorni nostri parlando di post industrializzazione e di abbandono di questi territori che stiamo scoprendo in questi giorni attraverso quel che rimane dei siti della vallata Stilaro, della Ferdinandea e delle Serre. Partendo dai contrasti di questa terra intendiamo raccontare uno spaccato dell’Italia attraverso la doppia identità del migrante calabrese che si è trasferito altrove, lasciando una terra ricca di storia e di cultura».

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Reggio

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