Mercoledì, 13 Novembre 2019
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CARCERE DI ARGHILLA'

Detenuto morto a Reggio, nuove indagini: ipotesi omicidio colposo

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Tribunale di Reggio Calabria

E' giallo sulle cause della morte del 60enne Roberto Jerinò, avvenuta il 23 dicembre 2014 all’Ospedale Riuniti di Reggio Calabria per “insufficienza cardio-respiratoria in soggetto con gravissima ed estesa ischemia celebrale". L'uomo, in quel periodo, era detenuto al carcere di Arghillà.

Dopo la sua morte il sostituto procuratore di Reggio Calabria Giovanni Calamita aveva aperto un'indagine contro ignoti per accertare se vi fossero state responsabilità del personale della struttura penitenziaria o dei sanitari penitenziali o ospedalieri.

Il pm Nicola De Caria, all’esito delle indagini (effettuate avvalendosi del medico legale Patrizia Napoli) aveva chiesto l’archiviazione del procedimento per il reato di omicidio colposo, ma i familiari dell'uomo, rappresentati dall’avvocato Maria Tassone, si erano opposti.

Forti di una perizia del dottor Peppino Pugliese, avevano infatti evidenziato la presenza di comportamenti “penalmente rilevanti” da parte del personale sanitario operante nel carcere di “Panzera”, in quello di “Arghillà” ed in quello di Paola, e in particolare una serie di azioni e omissioni che avrebbero concorso a cagionare la morte di Jerinò.

Il gip Mariarosaria Savaglio ha così respinto la richiesta di archiviazione sollecitata dalla Procura e ha disposto la restituzione del fascicolo per nuove indagini da espletare in sei mesi, evidenziando che "La perizia medico legale effettuata dal consulente incaricato dal Pubblico Ministero è basata su documentazione medica solo parziale, per cui le conclusioni a cui è giunta appaiono eccessivamente generiche e non dotate di sufficiente rigore scientifico, anche alla luce di quanto riportato nelle perizie di parte effettuate dai consulenti medici di parte". Il gip ha inoltre dispoto di valutare "Eventuali ritardi o inerzie in relazione alla deospedalizzazione dello stesso in data 4/11/2014, alla mancata somministrazione dei farmaci salvavita necessari per mancanza di un piano terapeutico, al ritardo nell’eseguire esami clinici necessari in maniera tempestiva e in ordine al ricovero dello stesso in data 15/12/2014 nel reparto malattie infettive, piuttosto che nel reparto idoneo a trattare la vasculopatia cerebrale in atto”.

 

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