Lunedì, 22 Luglio 2019
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GUARDIA DI FINANZA

Bancarotta e riciclaggio, un arresto a Reggio: sequestrati beni per 5 milioni

Una persona arrestata, una interdetta dall’esercizio dell’attività di impresa e beni per 5 milioni di euro sequestrati. Questo il bilancio di un’operazione dei militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, con il supporto del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza emessa dall’Ufficio del Gip del locale Tribunale, su richiesta della Procura.

La persona arrestata è Vincenzo Morabito, di 51 anni, mentre la misura interdittiva ha raggiunto Giusi Larosa, di 38 anni, sospesa dall’esercizio di imprese o uffici direttivi di persone giuridiche ed imprese con interdizione dalle attività ad esse inerenti, per la durata di 12 mesi.

I due sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere, riciclaggio, omessa dichiarazione, emissione di fatture per operazioni inesistenti, occultamento o distruzione di documentazione contabile, bancarotta fraudolenta aggravata, per essersi associati tra loro e con altri soggetti, allo scopo di commettere una serie di delitti in materia tributaria, di bancarotta fraudolenta e di riciclaggio.

Contestualmente è stato eseguito un «decreto di sequestro preventivo d’urgenza» emesso dalla Dda nei confronti di Girolamo Strangi, 76 anni, Demetrio Rossini, di 46, Immacolata Leonardo di 52 e della stessa Larosa.

Il patrimonio sequestrato, composto da beni ubicati nelle province di Reggio Calabria, Siena, Milano, Roma, Catania e Vicenza, vale 5 milioni di euro. Le misure cautelari scaturiscono dalle indagini condotte dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, in relazione ai fallimenti, dichiarati dal Tribunale di Reggio Calabria tra il 2010 e il 2015, di quattro imprese operanti nel settore del commercio di elettrodomestici ed apparecchi televisivi.

Le investigazioni svolte avrebbe permesso di rilevare l’esistenza di una struttura organizzata, composta da 10 persone, dotata di un meccanismo ben collaudato, posta in essere con lo scopo precipuo di evadere le imposte «in modo fraudolento e sistematico», sia attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture relative ad operazioni inesistenti, sia attraverso l’omessa dichiarazione dei redditi prodotti, portando al fallimento le società non ritenute più idonee allo scopo illecito e riciclando i relativi proventi delittuosi.

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