Sabato, 19 Ottobre 2019
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LA FRASE CHOC

Blitz a Reggio, il dentista arrestato: "Riina li squagliava, io li appendo e li taglio a pezzi"

«Sai quel'è la differenza tra me e Riina? Che Riina li squaglia nell’acido io me li porto a Calmavi, ho una 'livara' li appendo là con una corda e con una scimitarra ogni tanto gli taglio un pezzo e li metto al cane. Onesta è la differenza tra me e coso». A parlare in questi termini è Giuseppe Demetrio Tortorella, medico odontoiatra, già assessore all’Urbanistica del Comune di Reggio Calabria negli anni '90, tra gli arrestati dell’operazione «Libro nero».

Tortorella, intercettato dagli investigatori, parla con un amico il 13 dicembre 2016 nel suo studio e riferisce di un suo dialogo con l’esponente del Pd Demetrio Naccari Carlizzi che aveva tentato di estrometterlo dalla carica di assessore che ricopriva. Il politico, nel corso della discussione, lo aveva paragonato a Riina e lui se ne era uscito con la frase sull'acido e la scimitarra.

Nel corso del dialogo con l’amico, Tortorella parlando delle doti di Naccari Carlizzi dice che a suo giudizio «è il politico dopo Paolo Romeo», l’ex deputato del Psdi ed avvocato imputato nel processo «Gotha» perché ritenuto il vertice della cupola politico-affaristico-mafiosa che avrebbe condizionato la vita politico-amministrativa della città.

In un’altra intercettazione, Tortorella parla anche di Alessandro di Nicolò, il consigliere regionale di Fdi arrestato: "ricordati che abbiamo a Nicolò, una cosa nostra nostra, voglio dire, io le lo dico a te Franco per dirti è una cosa nostra cioè non è .. è come a noi va..».

Giuseppe Demetrio Tortorella e Stefano Sartiano, due degli arrestati nell’operazione «Libro Nero», temevano il pentimento di un membro del clan, Domenico Ventura, considerato uno dei killer di fiducia del capobastone 'Micò Libri. Tortorella e Sartiano sono stati intercettati dalla squadra mobile mentre commentavano la scomparsa, avvenuta il 20 gennaio 2004, di Pietro Nicolò, 71 anni, ferroviere incensurato, padre del consigliere regionale Alessandro Nicolò, e di Giuseppe Morabito, un piccolo imprenditore edile, allontanatisi insieme in macchina da Reggio Calabria, senza che a tutt'oggi siano stati ritrovati i corpi. L’utilitaria di Morabito su cui si erano allontanati fu ritrovata alcuni mesi dopo a Pellaro, nella periferia sud di Reggio Calabria, perfettamente pulita e senza un graffio, in un parcheggio.

Tortorella e Sartiano, paventano il pericolo ("se si butta pentito Ventura - si legge nelle intercettazioni - escono tutte le cose fuori..") che gli inquirenti risalgono agli esecutori e mandanti della duplice lupara bianca. «Nessun commento appare necessario - scrive il Gip Armaleo - giova solo evidenziare che i due (Tortorella e Sartiano) sono profondi conoscitori dei fatti interni al sodalizio a cui appartengono, sanno che Ventura Domenico potrebbe rivelare che, su mandato del defunto boss Domenico Libri, abbia ucciso in data 28 gennaio 2004 Giuseppe Morabito e Pietro Nicolò. Questa conversazione - continua il Gip - assume una portata probatoria devastante. E’ noto ai due che il Nicolò (Alessandro) sia referente politico dei Libri in seno al Consiglio regionale della Calabria, che sia stato eletto con i voti della cosca di Cannavò, la stessa cosca che gli ha ucciso il padre e comprendono, quindi, che la collaborazione di Ventura possa porre fine alla relazione politico-criminale instauratasi  tra la cosca e il politico regionale».

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