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L’Asp di Reggio sta morendo, dopo un anno è tutto ancora fermo

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Asp di Reggio Calabria

A marzo del 2019 lo scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata; a distanza di quasi un anno da quel provvedimento non sono arrivati cenni né dalla struttura commissariale per il piano di rientro e né dal Governo per salvare e far rinascere l'Azienda forse più problematica d'Italia. Poche autorizzazioni di personale, procedure lunghe per sbloccare gli interventi necessari ma è la partita del dissesto finanziario a tenere in ansia l'ente sanitario.

Sembra oramai una vera e propria telenovela perché la commissione straordinaria, una volta definita dal Consiglio dei ministri la possibilità di estendere la dichiarazione di crac degli sanitari, ha deliberato un provvedimento di “rottura” rispetto al passato. Una richiesta che era stata motivata dalla gravissima situazione finanziaria dell'ente che non consente una pur minima programmazione e dal peso asfissiante del contenzioso che sfiorerebbe il miliardo di euro (e sarebbero solo stime in mancanza di dati certi che sarebbero sicuramente al rialzo).

Un ente lasciato morire, in stand by, e con un commissariamento per mafia che tra un anno scadrà e che sarà ricordato per l'attesa e i silenzi. L'attesa di risposte in particolare: a giugno e luglio dello scorso anno è stata protocollata una dettagliata relazione per chiedere il crac, tirare una linea al 31 dicembre 2018 e gestire la situazione corrente.

Da allora il nulla. In un primo momento il commissario ad acta per la gestione del debito sanitario regionale, Saverio Cotticelli, aveva manifestato entusiasmo per quello che era considerato un provvedimento disegnato ad arte. Ma col passare del tempo quell'entusiasmo sembra essere sopito e tutto è caduto nel dimenticatoio; intanto in riva allo Stretto è continuata la solita vita fatta di ricorsi giudiziari, pignoramenti, commissari ad acta con il bilancio prosciugato. Il tutto guardando a cenni romani o catanzaresi. Addirittura il ministro alla Salute, Roberto Speranza, in occasione della vista in riva allo Stretto, aveva deviato il problema rinviando la questione al ministero dell'Interno. Una dichiarazione che comunque sembra mal conciliarsi con le norme contenute nel “decreto Calabria”.

Nei giorni scorsi la novità che sembra chiudere definitivamente le porte alla dichiarazione di crac finanziario dell'Asp: si lavora a un emendamento al decreto Mille proroghe per cancellare la possibilità di dichiarazione del dissesto negli enti sanitari. E proprio da Catanzaro sembrano ormai arrivare segnali chiari nel senso contrario del crac, in quanto si sono levati dubbi proprio sulla necessità del dissesto finanziario. Si pensa quindi di andare avanti con la situazione attuale, cioè lasciare tutto com'è.

E questo nonostante le tante task force che si sono succedute nel tempo all'Asp reggina non siano riuscite a sbrogliare la complessa matassa economica e amministrativa. Inchieste, doppie fatturazioni, problemi del personale. Tutto come l'avevamo lasciata prima del commissariamento con gli uomini dello Stato che hanno le mani legati. Adesso sarebbe stata chiesta un'ulteriore relazione sulle criticità dell'ente. Tutte cose già note e in alcuni casi anche impossibili da fornire. Perché nessuno riesce a ricostruirle. Neppure dalla struttura commissariale stessa. Per questo stallo pagano tutti: gli utenti e la stessa Asp.

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