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GIUSTIZIA

Tribunale di Reggio, pioggia di rigetti dei giudici del riesame: "saltano" posizioni dei fratelli Molinetti

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Il tribunale di Reggio Calabria

Come nelle previsioni della vigilia. Una pioggia di rigetti ha caratterizzati la maratona di discussioni avvenuta nella giornata di mercoledì in Tribunale del riesame di Reggio. I verdetti delle oltre 40 posizioni di indagati - ricorrenti rispetto alle ordinanza di custodia cautelare in carcere “Cassa continua”, “Gear”, “Pedigree” e “Malefix” - andavano emessi entro la giornata di Ferragosto per scadenza di termini di custodia. Da ciò che traplea dalle cancellerie, con il trascorrere delle ore, si è registrata una valanga di respingimenti dei Giudici del riesame, che hanno di fatto confermato la solidità dell'impianto accusatorio mantenendo la decisione originaria disposta dall'Ufficio Gip.

Tra le tante posizioni in calendario alla fine sono “saltate” quelle di due personaggi di primissimo piano della 'ndrangheta di Archi, i fratelli Alfonso e Luigi Molinetti. Entrambi indagati nell'inchiesta “Malefix”, come ci ha confermato il legale di fiducia, avvocato Corrado Politi, «hanno rinunciato a trattare il riesame». Cambio di strategia difensiva, quindi, per Alfonso e Luigi “Gino” Molinetti che evidentemente sceglieranno altri sedi per fare valere le proprie ragioni. Due posizioni chiave, quelle dei fratelli Molinetti, evidenziate dalle carte di “Malefix”, l'ultimo, severissimo, colpo inferto alle cosche di 'ndrangheta di Archi, i De Stefano-Tegano soprattutto, anche alcuni esponenti della ‘ndrina Libri (tra i tanti no c'è anche il no del Tribunale della libertà nei confronti di Edoardo Mangiola, difeso dall'avvocato Francesco Calabrese) e della comunità dei rom di Arghillà. Mentre “gino” Molinetti progettava piani scissionisti dalla casa madre destefaniano provando a mettere le mani sulla “locale” di gallico, il fratello maggiore Alfonso Molinetti avrebbe ricoperto un ruolo da paciere, confermandosi, come lo è stato storicamente secondo le cronache giudiziarie, un “fedelissimo” dei boss De Stefano.

No in serie anche dei ricorrenti di “Cassa Continua” e “Pedigree”, tra cui spicca la conferma dell'ordinanza per Maurizio Cortese, il nuovo, giovane, capo della cosca Serraino. Era stato invece accolto dal Tdl il ricorso di Domenico Sconti, genero del defunto boss della montagna Ciccio Serraino, ma contestualmente la Dda ha emesso nei suoi confronti un nuovo, “sanatorio”, provvedimento di fermo.

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