Mercoledì, 28 Ottobre 2020
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"PEDIGREE 2"

'Ndrangheta tra Reggio e Trentino, colpo ai Serraino: 5 arresti, anche ex assessore poliziotto

Un ponte fra gli affari della 'ndrangheta di Reggio Calabria e il Trentino Alto Adige. Lo hanno scoperto la polizia di Stato e i carabinieri del Ros di Trento e Reggio coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria.

Fermate cinque persone, considerate elementi di vertice, luogotenenti e affiliati alla potente cosca Serraino, l'accusa per tutti è di associazione mafiosa. Gli investigatori stanno eseguendo anche numerose perquisizioni e il sequestro di un esercizio commerciale.

In corso anche una corrispondente operazione, coordinata dalla Dda di Trento, nell’ambito di una indagine che ha consentito al Ros di Trento di accertare l’esistenza e l’operatività di una locale di ‘ndrangheta con influenza sull’intera provincia di Trento, quale proiezione della cosca che opera a Cardeto ed oggetto della operazione in svolgimento a Reggio Calabria.

«L'operazione «Pedigree 2», a seguito di indagini della polizia di Stato con il supporto del Ros dei Carabinieri, ha, ancora una volta accertato la capacità della 'ndrangheta di darsi strutture, i famigerati «locale», e imbastire traffici criminali ben oltre i confini calabresi. Stavolta è la Provincia di Trento ad essere interessata dalla proiezione di una potente cosca 'ndrangheta, quella facente capo ai Serraino, un territorio in cui la presenza di cosche di 'ndrangheta, fino ad oggi, non destava particolari preoccupazioni». Lo ha detto il Procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri in seguito all’operazione «Pedigree 2».

«Mi preme sottolineare - ha aggiunto il capo della Direzione distrettuale - l’importante coordinamento investigativo della Dda di Reggio Calabria con la Daa di Trento, nell’ambito dei proficui e costanti rapporti di collegamento di questo Ufficio con tutti gli uffici giudiziari distrettuali italiani interessati dalle proiezioni della 'ndrangheta su tutto il territorio nazionale e ben oltre. Tra i colpiti dal fermo, e lo dico con rammarico ed anche con allarme, figura un ex assistente della Polizia di Stato, già da tempo trasferitosi in altra Regione ed attualmente sospeso, per altri motivi, dal servizio, dai trascorsi politici nella città di Reggio Calabria, e della cui intraneità alla cosca Serraino hanno parlato numerosi collaboratori di giustizia, con dichiarazioni riscontrate dalle puntuali indagini della Squadra Mobile di Reggio Calabria, che ringrazio per l’impegno e la professionalità ancora una volta dimostrata».

Tra i fermati nell’operazione figura infatti l’assistente capo della polizia di Stato Sebastiano 'Seby' Vecchio, sospeso dal servizio per motivi disciplinari. Vecchio è stato per diversi anni consigliere comunale di Reggio Calabria ed esponente di Alleanza nazionale, partito in cui fu eletto durante la sindacatura dell’ex sindaco e governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti. Sebastiano Vecchio è accusato di associazione mafiosa ed a suo carico, «è stato delineato un gravissimo quadro indiziario».

Vecchio, dal 22 giugno 2007 al 5 luglio 2010, era stato nominato assessore alla Pubblica istruzione da Scopelliti, e dal giugno 2011 all’ottobre 2012 ricoprì anche la carica istituzionale di Presidente dell’Assemblea consiliare di Palazzo San Giorgio. Seconda l’accusa, il poliziotto indagato risulta legato «a doppio filo con la cosca Serraino e con altri esponenti della criminalità organizzata reggina, ricavando benefici elettorali ed assicurando ai suoi sodali una ventennale «messa a disposizione» per venire incontro alle loro più svariate esigenze».

L’ex assessore poliziotto, che durante il suo mandato consiliare subì due attentati con la distruzione della sua autovettura mentre era assessore, partecipò il 12 marzo del 2010 ai funerali del capobastone Domenico 'Mico' Serraino - fratello di 'don' Ciccio Serraino assassinato per vendetta dalla cosca De Stefano-Libri insieme al figlio Alessandro all’interno degli ospedali Riuniti di Reggio Calabria durante la guerra di mafia degli anni '80 - violando l’ordinanza del questore con cui si vietava il trasporto della salma di Domenico Serrarino in forma pubblica e solenne.

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