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Inchiesta Faust: "All’ospedale di Polistena comando io"

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È Giuseppe Iannace, in rapporti con un caposala e due primari, l’uomo chiave per le infiltrazioni della cosca nel nosocomio . Visite, certificati medici, assunzioni: tutto sarebbe passato dai Pisano. La conferma a “Le Iene”
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L'ospedale di Polistena

Le visite di favore, i certificati medici per gli amici, le assunzioni dei compari: all’ospedale di Polistena non c’è problema, tanto «lì comando io». Il punto di riferimento della cosca Pisano, tra reparti e corsie, sarebbe stato Giuseppe Iannace. «Un trait d’union», lo definisce la Dda di Reggio, che non solo «sfruttando le sue conoscenze assicurava una serie di agevolazioni nell’effettuare le visite mediche», ma sarebbe stato persino in grado di condizionare scelte strategiche del “Santa Maria degli Ungheresi”.

Le Iene

A toccare con mano un andazzo quantomeno sospetto anche una troupe de “Le Iene”, come ricostruito nell’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione “Faust”, che riprende un’informativa della Squadra mobile della Questura di Reggio. La testimonianza televisiva è andata in onda il 26 febbraio 2019: tra le tante questioni della sanità calabrese l’inviato della trasmissione di Italia 1 citava la ristrutturazione del reparto di Rianimazione dell’ospedale di Polistena, per la quale sono stati spesi 300mila euro. Tra gli intervistati anche un «dipendente dell’Asp da 40 anni», che ripercorre, dal suo punto di vista, la storia: «80mila euro, poi diventano 180mila euro, poi diventano 280mila euro. Li fanno (i lavori, ndr) con i malati dentro. Quindi rompono muri, spaccano porte e cose con i malati di rianimazione ricoverati là dentro. Scrivo una lettera, non l’ho mandata, era scritta. Volevo che la smettessero di fare quelle porcherie. Dopo mezz’ora mi arriva uno della ’ndrangheta di Rosarno, in ufficio». Chi era? «E ti dico il nome, vedi che capisci pure tu – risponde l’intervistato al giornalista –. Era Pino Iannace, genero di Pesce di Rosarno. È venuto da Rosarno. Mi dice: “Facisti la lettera… ma tu vuoi chiudere l’ospedale di Polistena?”». Un episodio che convince e mette gli inquirenti sulla pista delle infiltrazioni nell’ospedale. Ipotesi che, intrecciate con le intercettazioni telefoniche e ambientali, prendono sostanza negli atti di “Faust”.

Gli inquirenti

«Nel corso dell’attività investigativa sulla cosca Pisano – annota la Dda – sono emersi pregnanti collegamenti tra i componenti della consorteria e il nosocomio di Polistena e l’esistenza di un forte legame tra la stessa ed altre famiglie mafiose quali, ad esempio, quella dei Pesce». Gli inquirenti sono convinti, per esempio, che Salvatore Pisano avesse il potere di consentire assunzioni nel nosocomio. «Adesso a gennaio rientra il primario e l’amico suo il Diavolo parla con il primario eee...», dice l’indagata Angela Pace a una donna che puntava all’assunzione come operatrice socio-sanitaria. Tramite per l’intercessione potrebbe essere stato proprio Iannace, che secondo la Dda avrebbe avuto a sua volta un rapporto diretto con un caposala. Ma non solo: per gli inquirenti Iannace avrebbe avuto ulteriori conoscenze con due primari. E in questo contesto l’indagato si sarebbe prodigato, «sfruttando i suoi contatti all’interno del nosocomio», per «far ottenere una serie di favori» a personaggi facenti parte dello scacchiere mafioso locale, fra cui i Pesce. È lui stesso, in una conversazione captata in macchina, a protestare addirittura perché una persona, a suo dire, non sarebbe stata adeguatamente visitata; a spiegare all’interlocutore che aveva bisogno di una tac urgente che non serve dare il nome al dottore ”amico”, basta «andare da lui e ricordargli che aveva parlato con lui »; oppure ancora a ringraziare personalmente il dottore che ha risposto a un’esigenza dei compari «facendo un miracolo».

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