Giovedì, 16 Settembre 2021
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CARABINIERI

’Ndrangheta ed estorsione, maxioperazione contro le cosche del Reggino: 28 gli arresti

Sono 28, di cui 25 in carcere e tre ai domiciliari, le persone arrestate nell’operazione «Metameria» coordinata della Dda di Reggio Calabria. Oltre che nella città dello Stretto i carabinieri hanno operato nelle province di Cosenza, Milano, Varese, Como, Livorno, Firenze e Udine. Associazione di tipo mafioso, estorsioni, concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di beni e valori aggravato dall’agevolazione mafiosa sono i reati contestati dai pm Stefano Musolino, Walter Ignazitto e Giovanni Calamita ai boss e ai gregari delle principali cosche del mandamento centro. L'inchiesta ha avuto origine dalle indagini avviate all’indomani della scarcerazione di Filippo Barreca, boss della cosca operante nel quartiere di Pellaro e Bocale. Barreca, finito ai domiciliari, è tornato sul proprio territorio e ha ripreso il ruolo di vertice assumendo la responsabilità del gruppo per la finalizzazione delle attività illecite, curando anche i rapporti con gli imprenditori collusi, ordinando atti intimidatori e ritorsioni in danno di commercianti ed imprenditori inadempienti alle richieste estorsive. Inoltre, si è occupato del mantenimento degli appartenenti alla cosca detenuti, ha impartito ordini e dato indicazioni riuscendo anche ad eludere le prescrizioni di detenzione domiciliare, pianificando l’esecuzione, le esazioni e la distribuzione dei proventi estorsivi. Dda e carabinieri sono riusciti a censire i rapporti di cointeressenza criminale della 'ndrangheta di Pellaro con i vertici delle maggiori articolazioni della 'ndrangheta reggina quali i Labate, gli “arcoti” Condello e De Stefano, le famiglie di 'ndrangheta di Santa Caterina e dei Ficara-Latella di Croce Valanidi. Oltre a Barreca e agli esponenti del suo clan, infatti, tra gli arrestati c'è Demetrio Condello, ritenuto reggente della cosca di Archi, e Giandomenico Condello. Nell’inchiesta è indagato anche il boss Carmine De Stefano, figlio del defunto “mammasantissima” don Paolino De Stefano. Grazie anche alle dichiarazioni del pentito Maurizio De Carlo, secondo gli inquirenti Carmine De Stefano avrebbe fatto valere il proprio ruolo sia nel suo intervento per “aggiustare" un’estorsione ai danni di un supermercato, sia per mediare tra i rappresentanti della cosca Barreca e le persone offese per la determinazione di importi, tempi e modalità di versamento delle somme di denaro. (ANSA)

Il ruolo del boss

Il boss Filippo Barreca, capo dell’omonima cosca di 'ndrangheta, approfittava dei suoi trasferimenti dal carcere in ospedale per organizzare incontri con i capi di altre cosche. Barreca aveva ottenuto gli arresti domiciliari per motivi di salute. (AGI)

I verbali dei collaboratori di giustizia

Nelle due ordinanze di custodia cautelare, firmate dai gip Tommasina Cotroneo e Karin Catalano sono stati riportati i verbali di collaboratori di giustizia tra cui Mario Gennaro, Vincenzo Cristiano e Roberto Lucibello. A queste sono stati aggiunti quelli di Mario Chindemi, Fabio e Francesco Berna, Giuseppe Stefano Tito Liuzzo e Roberto Moio. Nell’inchiesta, inoltre, i pm hanno accertato l’attuale assetto organizzativo e la perdurante operatività della cosca Condello. Più nello specifico, sono stati svolti mirati ed approfonditi accertamenti su alcuni dei settori economici cui la
suddetta organizzazione criminale rivolge i propri interessi, garantiti anche dall’operato di taluni imprenditori, i quali hanno fornito un concreto ed essenziale contributo al rafforzamento ed accrescimento economico della cosca. L’attento monitoraggio investigativo ha consentito peraltro di acquisire gravi indizi di colpevolezza comprovanti il reato di trasferimento fraudolento di valori, realizzato attraverso la fittizia intestazione di alcune aziende o rami d’azienda, governate in maniera occulta dalla cosca Condello. In particolare, è emersa la vicenda che riguarda l’alienazione del parco automezzi della società mista Leonia spa in liquidazione, condizionato dagli interessi mafiosi dei Condello e De Stefano. È emerso inoltre il coinvolgimento di un altro imprenditore, operante nel settore turistico alberghiero nel comune di Scalea e zone limitrofe, i cui approfondimenti investigativi hanno permesso di disvelare duraturi e costanti rapporti economici - criminali con esponenti della cosca Condello. (ANSA).

 

 

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