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LE INTERCETTAZIONI

“Sai come funziona qua, siamo quelli di San Giorgio“, le minacce ai due operai di Reggio

«Digli al tuo principale che domani si deve presentare al cantiere nel pomeriggio, altrimenti glielo chiudiamo». «Ditegli al vostro principale che quando viene a casa delle persone deve bussare». «Sai come funziona qua». «Sai che siamo quelli di San Giorgio». Sono alcune delle frasi con cui sono stati minacciati gli operai di due ditte. Una stava ristrutturando un fabbricato nella zona della cosca Caridi nello stesso quartiere dove l’altra impresa era impegnata nei lavori di elettrificazione. Le minacce sono contenute nel provvedimento di fermo emesso dalla Dda di Reggio Calabria nei confronti di Giovanni Zindato, di 54 anni, e di Carmine Pablo Minerva, di 49. Per quest’ultimo, al termine dell’udienza, il provvedimento è stato convalidato dal gip Angela Mennella la quale però nei confronti di entrambi ha disposto un’ordinanza di custodia cautelare in carcere su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri e dei sostituti procuratori della Dda Walter Ignazitto e Nicola De Caria. Difesi dagli avvocati Natale Polimeni, Nino Priolo e Antonino Foti, i due arrestati Zindato e Minerva sono accusati di due tentate estorsioni ai danni di alcuni imprenditori che hanno avuto il coraggio di denunciare la richiesta di pizzo. Le indagini della squadra mobile, guidata da Alfonso Iadevaia, hanno ricostruito come i due arrestati avrebbero agito con modalità mafiose. Zindato, infatti, viene ritenuto dagli inquirenti uomo di fiducia del boss Nino Caridi. Negli atti della Dda ci sono intercettazioni e filmati in cui si vedono gli emissari della 'ndrangheta recarsi nei cantieri. Grazie a un’intercettazione del 21 febbraio, in cui discutevano «sulla creazione di un silenziatore artigianale», si sospetta che i due arrestati avessero anche la disponibilità di una pistola che gli viene contestata dalla Dda. Entrambi immaginavano il rischio di essere arrestati. Il 26 febbraio, la squadra mobile ha perquisito la casa di Carmine Pablo Minerva. Subito dopo, quando è rimasto solo, l’uomo ha quasi confessato in un monologo che qualcuno l’ha mandato a chiedere il pizzo nei cantieri: «Abbandono a tutti e parto... - dice - che se la facciano loro la galera, che hanno i soldi, non io che muoio dalla fame... che poi non ho bisogno di niente io, ho il reddito, io stavo campando per bene, chi mi ha mandato».

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