Martedì, 07 Febbraio 2023
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LA SENTENZA

Calabria, condannati per peculato gli ex consiglieri regionali Rappoccio e Serra

Prescritto a carico di entrambi il reato di truffa sempre inerente le presunte spese allegre con i fondi pubblici
Reggio, Cronaca
Serra e Rappoccio

Il Tribunale di Reggio Calabria ha condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione gli ex consiglieri regionali della Calabria, Antonio Rappoccio e Giulio Serra. Entrambi eletti nella lista civica a sostegno del centrodestra, “Insieme per la Calabria", rispondevano di peculato in una tranche della maxi inchiesta “Rimbosopoli”, l’operazione che ha svelato il metodo diffuso tra i politici calabresi e alcuni portaborse che nel corso della X Legislatura (il periodo monitorato dagli inquirenti va dal 2010 al 2012) avrebbero sostenuto spese indebite attingendo dai fondi destinati ai gruppi politici a Palazzo Campanella. Prescritto a carico di entrambi il reato di truffa sempre inerente le presunte spese allegre con i fondi pubblici destinati ai gruppi consiliari di Palazzo Campanella. Il Tribunale si è è riservato in 90 giorni il deposito dei motivi della sentenza.

L'intervento degli ex consiglieri

«Le sentenza di condanna ieri sera pronunciata nei miei confronti dal Tribunale di Reggio Calabria è del tutto ingiusta e illogica, in quanto emessa nonostante dalla lunga istruttoria dibattimentale fosse insuperabilmente emerso che non mi sono appropriato di alcuna somma, che non avevo alcun potere o dovere di controllo sull'utilizzo delle somme del Gruppo regionale 'Insieme per la Calabrià da parte dell’altro consigliere componente il Gruppo stesso, che non ho mai avuto alcuna consapevolezza della illiceità di tale utilizzo». Lo ha detto Giulio Serra, ex capogruppo di 'Insieme per la Calabrià al Consiglio regionale della Calabria condannato per peculato a 3 anni e 6 mesi di carcere assieme all’ex consigliere regionale Antonio Rappoccio. «Non a caso, - ha aggiunto Serra - anche la Corte dei Conti, giudicando sulla medesima fattispecie, ha escluso profili di dolo nella mia condotta di capogruppo consiliare. Proporrò quindi immediatamente appello per cancellare questo evidente e grave errore giudiziario, nonché per rimarcare l’assoluta onestà che ha contraddistinto tutta la mia vita, anche come esponente politico». La condanna dei due ex consiglieri regionali riguarda i rimborsi relativi al biennio 2010-2011. A stretto giro è arrivata anche la presa di posizione di Rappoccio. «Sia il mio difensore di fiducia avvocato Giacomo Iaria che io - afferma l'ex consigliere regionale - riteniamo restare in attesa di approfondire ogni dettaglio dopo il deposito delle motivazioni per conoscere e capire come avrei potuto utilizzare somme destinate al gruppo consiliare di appartenenza, non avendone né la responsabilità, né la disponibilità, né la quantificazione dello stesso, essendo solo l’altro consigliere l’unico delegato (da capogruppo) preposto alla gestione dei fondi stessi. Senza scendere in sterili discussioni - conclude Rappoccio - ritengo altresì che il rapporto dell’onestà non sia un optional da sbandierare a proprio piacimento come vessillo di garanzia, se non alla fine di sentenze definitive che spettano esclusivamente agli organi preposti, di cui riponiamo la massima fiducia».

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