Mercoledì, 08 Febbraio 2023
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PROCESSO BREAKFAST

Reggio, Chiara Rizzo esce dal processo Breakfast. Cade l'aggravante mafiosa

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Chiara Rizzo, l'ex moglie di Amedeo Matacena (deceduto nelle settimane scorse a Dubai), esce dal processo "Breakfast", l'inchiesta della Procura antimafia di Reggio Calabria che ha ricostruito la fuga all'estero dell'armatore ed ex parlamentare per sottrarsi alla condanna definitiva a 3 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.

La Corte d'appello di Reggio Calabria (il nuovo collegio insediatosi stamattina composto dai Giudici Moro, Lagana’ e Abagnara che cambierà dalla prossima udienza) ha accettato la rinuncia della Procura generale e la difesa di Chiara Rizzo, l'avvocato Bonaventura Candido del Foro di Messina, ai rispettivi motivi d'appello. E quindi per la Procura cade l'ipotesi di accusa sull'aggravante mafiosa; Chiara Rizzo non appellera' la condanna subita in primo grado per procurata inosservanza della pena (1 anno di reclusione con pena sospesa). Una condanna minima e marginale per aver sostenuto il progetto di fuga all'estero dell'allora marito; Amedeo Matacena. Il processo Breakfast dove figura tra gli imputati l'ex ministro dell'Interno, Claudio Scajola, ritornerà in Corte d'appello a Reggio Calabria il 22 febbraio.

L'avvocato Candido: "Messa la parola fine. Chiara Rizzo non avrebbe dovuto varcare la soglia del carcere"

Dopo quasi dieci anni oggi sulla vicenda giudiziaria di Chiara Rizzo e’ stata scritta la parola “fine”. L’odierno epilogo mette il sigillo ad alcuni incontrovertibili realtà di fatto: Chiara Rizzo (che mi ha già dato mandato di avviare le procedure per ottenere il ristoro conseguente all’ingiusta detenzione) non avrebbe dovuto subire la custodia cautelare e comunque non avrebbe dovuto varcare la soglia del carcere La richiesta di condanna ad 11 anni di reclusione - e la proposizione dell’appello dopo la sua assoluzione per le più gravi delle ipotesi - sono state rivalutate dalla procura generale che ha ritenuto di non coltivare più l’azione ritenendola evidentemente non fondata o comunque non sostenuta da prove convincenti. Il clamore, la custodia cautelare, il dispiegamento di forze, i costi per la giustizia sono stati solo eccessi che hanno fatto inutilmente male a tante troppe persone. Ora la mia cliente chiede solo di essere dimenticata e di poter vivere serenamente la propria vita accanto al marito ed ai figli che - anche loro - hanno subito pene indirette Per quanto mi riguarda, certamente soddisfatto per un esito più che positivo frutto di un lavoro costante durato un decennio, non posso fare altro che auspicare (probabilmente invano) che chi ha preso certe decisioni possa trarre insegnamento da questa vicenda e comprendere che la ndrangheta non e’ “sale” per ogni pietanza.

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