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Reggio si coccola il suo oro verde. Pizzi: "Puntiamo al riconoscimento Dop"

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Il presidente del Consorzio del bergamotto, Pizzi: «Il nostro obiettivo resta il doppio riconoscimento Dop. Massimo impegno per un prodotto che tutto il mondo ci invidia»

Ha deciso di intervenire solo ora, quale ulteriore momento chiarificatore, dopo il “caso” delle caramelle di Nancy, l’avvocato Ezio Pizzi, presidente del Consorzio del bergamotto, dell’Unionberg Op e del Consorzio di tutela del bergamotto di Reggio Calabria. Un “silenzio” dettato dalla tranquillità che al settore aveva comunque prontamente portato il prof. Pasquale Amato, precisando che «nessun furto è stato operato dai francesi al bergamotto di Reggio Calabria».

Ora, però, Pizzi concorre all’operazione-verità. «Intanto, c’è un punto di inizio – esordisce –. Questa storia è venuta fuori perché per le caramelle di Nancy è stato proposto alla Comunità Europea la modifica del disciplinare». Poi, entra così nel merito della questione: «La Francia non ci ha sottratto nulla. La famosa caramella di Nancy, nata nel 1750, è una caramella aromatica con olio essenziale di bergamotto di Reggio Calabria e sono gli stessi francesi a precisarne la provenienza. Oltretutto, c’è da dire che la caramella ha avuto il riconoscimento come Igp due anni prima che dal bergamotto di Reggio Calabria, olio essenziale, venisse riconosciuta la denominazione di origine protetta (Dop). Merito, dunque, ai francesi di avere fatto da apripista nell’uso del prezioso agrume per alcuni diversi e specifici impieghi».

Quindi, tanto rumore per nulla? «Certamente c’è da dire che quanto circolato in questo periodo è frutto di una non adeguata conoscenza delle problematiche legate al prodotto, ben note invece a chi le segue e le vive dal di dentro quale addetto al settore. La migliore risposta a tutto questo, è proprio – come dice il professore Amato – parlare di bergamotto di Reggio Calabria, per non fare mai confusione, ma anche rifarsi ai risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Negli ultimi dieci anni, il frutto ha avuto un incremento del prezzo di circa il 500%, passando dai 18 euro ai 90 al quintale. E ciò grazie all’azione di deterrenza operata sui mercati mondiali da parte del Consorzio di tutela del bergamotto e conseguentemente contenendo quelle adulterazioni che avevano saturato il mercato rendendo inutilizzato parzialmente il prodotto ricavato dai bergamotteti del nostro territorio. C’è un dato che fa riflettere e da chiarire. Da dieci anni, l’intera quantità di olio essenziale ricavata dai nostri agrumeti viene assorbita dal mercato mondiale ad un prezzo stabilito e prefissato. A tutt’oggi, però, la percentuale della vendita del frutto fresco rispetto alla parte utilizzata per la produzione dell’essenza resta solo del 15%. E ciò, malgrado un’azione rivolta alla valorizzazione della vendita del frutto fresco diretta alle frutterie per scopi non solo strettamente legati alla gastronomia ma anche e soprattutto alle proprietà salutistiche del succo, individuate in primis dall’Università di Cosenza specificatamente per i suoi effetti benefici sul colesterolo e da quella di Parma. Ci auguriamo che questa percentuale possa essere notevolmente implementata ma, a dispetto di tutti gli sforzi prodotti fino al momento, resta in salita la possibilità che Bruxelles, alla luce dei vincoli normativi, conceda per lo stesso prodotto due dop».

Sulla vicenda sono intervenuti alcuni esponenti istituzionali. «Ben vengano voci in grado di arricchire il dibattito, purché contribuiscano al raggiungimento dell’obiettivo. Certamente, non servono alla causa interventi che ignorano l’azione che noi stavamo già sviluppando da tempo per superare le difficoltà legate alla doppia dop. Nell’ultimo biennio l’interlocuzione con i vari Ministeri è divenuta sempre più incisiva. Abbiamo raccolto la loro apertura verso le nostre richieste, costruendo una strada alternativa perché queste potessero essere supportate e trovare accoglimento. In particolare, abbiamo verificato la sussistenza di elementi nella normativa europea su cui puntare per superare gli ostacoli».

Tutto questo senza dimenticare la grande svolta data al bergamotto dalla ricerca e dalla scienza cardiologica.
«Sicuramente, il fatto di partecipare ormai costantemente da diversi anni a convegni di cardiologia nazionali ed internazionali, ha segnato una nuova era per l’oro verde, essendo ormai tanti gli esperti, i docenti e i cardiologici di fama che contribuiscono alla sua diffusione, consigliando la classica spremuta di bergamotto per le sue proprietà salutistiche anti-colesterolo e anti-glicemia. Un’azione affiancata sempre più da trasmissioni televisive su canali nazionali ed europei dove il bergamotto di Reggio assurge a prodotto esclusivo e di eccellenza che tutto il mondo ci invidia»

© Riproduzione riservata

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