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"Così si diventa Top Gun anche a Reggio Calabria", la storia del colonnello Trebisonda

Passione, dedizione e attaccamento. Sono queste le caratteristiche indicate dal colonnello Giovanni Trebisonda comandante del 60° Stormo dell’Aeronautica Militare di Guidonia (Roma). Una passione, quella per il volo, nata quando frequentava le scuole medie e proseguita poi, nel corso degli anni, con una lunga carriera in Italia e all’estero. Originario di Reggio Calabria, come la moglie, i suoi genitori vivono a Gioia Tauro e quando può torna molto volentieri in Calabria essendo fortemente legato alle sue radici e alla famiglia.

Trebisonda, con altri piloti istruttori, si trova a Reggio per seguire il progetto “Top Gun” voluto dal Ministero della Difesa e dal Miur per diffondere la cultura aeronautica tra i ragazzi delle scuole superiori, avvicinandoli al volo. Un mondo che regala grandi emozioni, ma che richiede anche il massimo impegno.

Comandante, quando e com’è nata la sua passione per l'aeronautica?
«Frequentavo le scuole medie e venni coinvolto in un’attività all'aeroporto dello Stretto, volando al fianco di un istruttore. Ricordo, che quando abbiamo staccato le ruote da terra misi le mani sul seggiolino, ma l'istruttore mi disse di metterle sui comandi. Da quel momento decisi che volevo diventare un pilota. Si tratta di una decisione che deve maturare dentro ognuno di noi. Io dico sempre ai ragazzi che ci vuole passione, dedizione e attaccamento perchè la vita militare non è semplice. Ci sono obblighi che devono essere assolti e ci vuole sempre una grande motivazione. Inoltre, bisogna tenere in considerazione e sottolineare che tutta l'attività viene svolta nella massima sicurezza, ma ci sono comunque una serie di fattori da mettere nel conto».

Una professione impegnativa ma che riserva anche soddisfazioni?
«Certamente. Innanzitutto c’è da chiarire che non tutti quelli che entrano in Aeronautica devono seguire, esclusivamente, la strada dei piloti. È vero, tutto gira intorno al volo in sicurezza, ma ci sono anche altre attività importanti: dal controllo dello spazio aereo, all'assolvimento di ruoli come quello di medico militare. Chi decide di intraprendere questo impegnativo cammino, deve avere grande rispetto per i valori delle forze armate. Io, ad esempio, porto sempre dentro il mio cuore il giuramento che feci alla bandiera».

I passaggi salienti della sua carriera?
«Dopo gli studi liceali grazie a un mio cugino appassionato anche lui della vita militare, ho intrapreso il percorso per diventare pilota. Nel 1994, ho passato le selezioni e sono entrato in Accademia dove sono rimasto tre anni. Al termine, mi sono trasferito in America per seguire l'addestramento e diventare pilota militare. Rientrato in Italia, sono stato assegnato al gruppo del 36° Stormo di Gioia del Colle, ho proseguito come istruttore di volo al 61° Stormo di Galatina e, quindi, ho lavorato allo Stato Maggiore dell'Aeronautica. Attualmente guido il 60° Stormo di Guidonia».

Lei insieme con altri colleghi si trova da qualche giorno a Reggio per il progetto “Top Gun”. Ci racconta come è nato?
«È un progetto che esiste da tanti anni ed è stato promosso per far conoscere l'aeronautica militare al mondo scolastico. I ragazzi, infatti, come avviene soprattutto al Sud, non hanno la possibilità di avvicinarsi a questa realtà perchè mancano le strutture. Il nostro principale obiettivo è di far capire che bisogna avere una preparazione teorica e pratica adeguata e che è necessario metterci tanto impegno».

Come si è sviluppato questo affascinante programma?
«Noi realizziamo una pianificazione triennale delle attività, indicando le città in cui si terranno. Poi facciamo una valutazione tecnica dei luoghi in cui svolgere il percorso (traffico aereo dell'aeroporto, contatti con le scuole), sempre rapportandoci con il Ministero della Difesa; infine procediamo con gli organismi locali. Abbiamo iniziato a lavorare su Reggio un mese fa. Per motivi logistici sono state coinvolte solo le scuole superiori della città ma non della provincia, e sono state le stesse a indicare gli studenti più meritevoli, quelli che hanno dimostrato interesse e predisposizione per questo tipo di attività. Sono stati coinvolti nel complesso 130 ragazzi che hanno svolto la preparazione teorica ed al termine sono stati sottoposti a un test. Quelli che hanno dimostrato maggiore impegno e attitudine sono stati selezionati e si tratta di un passaggio importante per far capire loro la meritocrazia».

Al termine quanti ragazzi avranno effettivamente la possibilità di vivere l’emozionante esperienza in una base militare dell'Aeronautica?
«Dei 130 iniziali, solo 75 ragazzi hanno l’opportunità di sedere accanto a un istruttore di volo, gli altri viaggeranno dietro come passeggeri. Tutti comunque riceveranno un attestato. E c’è di più: i primi due classificati per impegno nello studio e predisposizione all'attività di volo, nel corso della prossima estate svolgeranno uno stage di 7-10 giorni a Guidonia presso il 60° stormo e potranno vivere a stretto contatto con gli istruttori, assistendo a tutta la pianificazione. Assieme a loro, ovviamente, ci saranno i vincitori degli altri corsi che si tengono in altre città d'Italia. Prima di Reggio Calabria, il debutto stagionale è stato a Verona»

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