Mercoledì, 06 Luglio 2022
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Reggio, il caos dell'impiantistica sportiva. Strutture obsolete e abbandonate IL REPORTAGE

Reggio Calabria e l'impiantistica sportiva. Stiamo parlando di uno dei tanti settori di cui è carente la Città Metropolitana. Strutture obsolete e abbandonate, grandi problemi ogni giorno da affrontare per tantissime società sportive. Molti campi di calcio (ad Archi, Condera, Ciccarello, Modena) sono inutilzzabili da anni e nulla si è fatto finora per provare a recuperare strutture storiche della città. Che dire poi del Palloncino, la struttura a due passi dal Granillo utilizzata dalle società di pallavolo. Un luogo degradato all'interno ed all'esterno utilizzato di recente per ospitare le decine di migranti sbarcati al porto cittadino. E ancora, la struttura di Ravagnese che doveva divenire un polo di eccellenza della pallavolo calabrese e nazionale salvo vedere una bella struttura ferma da anni con i cancelli chiusi. Non ultimo il campo Coni di Modena, una struttura che poteva essere l'avanguardia dello sport reggino lasciata nel degrado nonostante i numerosi tentativi di provare ad arrivare ad un riammodernamento dell'impianto.

Archi senza campo sportivo dal 2020

Un quartiere di 10mila abitanti circa senza campo sportivo. Una struttura non più praticabile dal 2020, eppure ad Archi c'è una storica compagine calcistica che milita nel campionato di Promozione. Lo stadio di Archi è diventato ormai un campo di patate con erba alta e degrado tutto intorno. "Nel 2018 - spiega il presidente della società Domenico Tripodi - la nostra società si era aggiudicata il bando sulla gestione del campo sportivo. Ma - prosegue - la convenzione non è mai stata stipulata perchè ci hanno comunicato l'impossibilità di farlo per via dei debiti nei confronti del Comune. Abbiamo chiesto la rateizzazione inoltrando una Pec due mesi fa, ma nessuno ci ha risposto". Sta di fatto che vedere il campo ridotto in quel modo è davvero un colpo al cuore e ora la società si prepara ad affrontare la terza stagione consecutiva senza la propria casa, costretta nuovamente ad andare a Gallico. "Ci è stato detto - evidenzia ancora Tripodi - che ci sarebbero 400mila di fondi del PNRR per trasformare la struttura in campo sintetico e per un ammodernamento generale. Ma semmai tutto ciò dovesse accadere, quando avverrà? Abbiamo chiesto, nel frattempo, di proseguire in terra battuta e tornare nel nostro stadio. Anche perchè - conclude - sono tante le attività anche a livello giovanile che vogliamo portare avanti con il nostro staff di allenatori ed è un vero peccato vedere che i nostri ragazzi non si possono allenare nel loro campo sportivo".

Il "gioiellino" di Ravagnese: il mancato Centro Federale della pallavolo fermo dal 2015

Una struttura all'avanguardia, nell'area Sud della città, a pochissimi metri dall'aeroporto "Tito Minniti". E' qui, nella palestra di Ravagnese, che doveva nascere il secondo Centro Federale della pallavolo italiana dopo il Pavesi di Milano. Un'occasione unica ed irripetibile per mettere in funzione tutto il circuito della pallavolo del Sud Italia da Napoli in giù. Tutto pronto, il Comitato Fipav di Reggio, presieduto da Domenico Panuccio, pronto a prenderne le redini e portare avanti un progetto ambizioso. Ma c'è un però: manca la pavimentazione, manca il riscaldamento e tutto allora si ferma, quasi senza un perchè. "Siamo ancora fermi, un anno fa sembrava fossimo in dirittura d'arrivo (mancava la pavimentazione e il boiler dell'acqua calda), ma ancora non sappiamo nulla. Purtroppo - chiosa Panuccio - siamo costretti a disputare i campionati al famoso Palloncino, una struttura che chiamarla così è un vanto. Una struttura da circa un anno e mezzo adibita come centro per ospitare i migranti. Nelle ultime due occasioni di accoglienza dei migranti hanno dovuto interrompere due partite di campionato di Serie C. Reggio vorrebbe rilanciare la pallavolo come lo era 20-30 anni fa, ma purtroppo non ci riusciamo perchè la mancanza di strutture ferma anche le società che vorrebbero investire e portare avanti questa disciplina".

Il centro Coni a Modena. Il sogno mancato

Un’eterna vicenda. Che dura da 30 anni. L'ex Campo Coni “A. Penna” di Modena vive ancora oggi nel degrado e nella mancanza di servizi, la storica struttura sportiva è stata declassata negli anni in campo ludico. Per anni sono mancati gli spogliatoi e i servizi, tutt'ora la situazione in questo campo specifico non si è risolta del tutto. Ma ciò che manca è la visione d'insieme, di quello che si poteva fare e non è stato fatto, di quello che poteva realmente rappresentare questa splendida struttura.

A raccontarci lo stato dell'arte è Pino Pignata, una delle voci autorevoli (se non la più autorevole dell'atletica calabrese). Ex atleta (in particolare e pluriprimatista nel lancio del giavellotto, presidente della gloriosa S.A. Minniti, ex componente per anni del comitato regionale della FIDAL insieme all'indimenticato storico presidente Ignazio Vita) e premiato con la Stella d'Argento al Merito Sportivo. "Il campo Coni è un impianto che ospita tanti giovani con voglia di emergere e diversi atleti di un certo spessore. Quel che duole è che questi ragazzi si devono appoggiare ad una struttura molto fatiscente. Non c'è stata l'abilità delle istituzioni a voler ristrutturare quest'impianto. Da qui sono passati atleti di levatura nazionale ed internazionale che hanno dato lustro alla nostra città e alla Calabria. Si poteva fare tanto: negli ultimi trent'anni il Comune ha promesso più volte di ristrutturare l'impianto, la pista. Per impianto si possono intendere anche le aree sovrastanti e sottostanti che dovevano comprendere palestre, uffici per la Federazione. Noi qui siamo seduti su una tribuna inibita al pubblico e viene usata soltanto per situazioni di una certa importanza con la presenza di istituzioni diverse dal mondo dell'atletica. In quel caso lì le tribune non sono state dichiarate fatiscenti. Stessa sorte anche per gli spogliatoi degli atleti e dei giudici perchè sono stati dichiarati pericolosi dal punto di vista statico. Bastavano pochi soldi per risolvere il problema, ma evidentemente non c'è stata né la volontà né la fantasia di tutti i politici che si sono susseguiti negli anni. L'occasione mancata è che in Calabria come Federazione abbiamo organizzato delle manifestazioni portando migliaia di persone che sono rimasti tra i 3 e i 5 giorni occupando le strutture alberghiere. Questo fatto è stato piacevolmente accolto dai tanti politici che pensavano ad una forma di business tra sport e turismo con l'impegno di ristrutturare l'impianto. Però, evidentemente, sono rimaste solo parole".

Scagliola, Cip: "Volevamo fare campionato italiano paralimpico. Ma la pista è completamente rotta"

A fare il punto della situazione, soprattutto sul campo Coni di Modena, è il presidente del Comitato Paralimpico calabrese Antonello Scagliola: "Noi come Cip stiamo lavorando insieme al Comune e al delegato Latella per cercare di arrivare ad una soluzione. Abbiamo sviluppato delle proposte con l'obiettivo di potenziare l'attività paralimpica e c'era stata fatta una promessa: portare il campionato italiano di atletica leggera paralimpico. Purtroppo non è stato possibile, mio malgrado non ho potuto dare il nulla osta perchè il campo non era in condizioni presentabili, la pista è completamente rotta e c'è stato questo disinteresse generale. C'erano tutte le condizioni per rilanciare il binomio al quale credo moltissimo, sport e turismo. Si era pensato di portare il campionato italiano Master con mille persone per tre giorni. Per noi parlare di impianti significa parlare di inclusione, un concetto che per noi diventa indispensabile".

 

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