Venerdì, 13 Dicembre 2019
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OPERAZIONE MAGMA

'Ndrangheta, così il "tribunale" dei Bellocco risolveva le liti nel clan

Un traffico di 90 chili di hashish, una controversia tra affiliati per questione di soldi e il “tribunale” del clan che rimette a posto le cose destituendo il “vicerè” in terra straniera. Tra le pagine dell'ordinanza “Magma” salta fuori anche un particolare che riguarda il riassetto della costola del clan Bellocco nel Lazio.

A farne le spese sarebbe stato l'indagato Francesco Corrao, deposto dai fratelli Umberto e Domenico Bellocco, figli del boss Carmelo, all'indomani di una serie di incandescenti riunioni tra affiliati a Rosarno: sul banco degli imputati c'è proprio Corrao, deputato fino a quel momento a gestire gli affari della cosca in Lazio.

Il suo accusatore è Salvatore Celini, che aveva consegnato alcuni mesi prima a Corrao un carico di 90 chili di hashish che non gli è stato pagato. Celini ricorre ai fratelli Bellocco per rientrare di quel credito e alla fine del dicembre 2017 va in scena a Rosarno il processo a Corrao. "Si è accertato che la figura dell'indagato Salvatore Celini - scrivono i magistrati - compaia nelle indagini fino dal precedente novembre 2017, allorché lo stesso ha soggiornato dal giorno 19 al giorno 28 presso l'abitazione di Corrao a Nettuno. I successivi dialoghi captati fra i protagonisti della vicenda, ed in particolare fra Corrao e Mercuri, consentivano di ricostruire con sufficiente precisione la vicenda".

Le richieste di pagamento di Celini a Corrao degenerano presto in uno scontro tra i due che, come detto, verrà chiuso a Rosarno dai fratelli Umberto e Domenico Bellocco. "Il contenuto dell'incontro notturno - si legge nelle carte dell'inchiesta - cui hanno partecipato la notte fra il 29 ed il 30 dicembre 2017 Corrao e Mercuri, viene svelato da quest'ultimo una volta rimasto solo con Giuseppe Loprete".

"L'incontro è stato con Umberto Bellocco '91, con il quale si è discusso della gestione degli affari da parte di Corrao, che ha comportato l'allontanamento dal gruppo di Manuel Mazzotta per ragioni economiche, ricondotte al depauperamento della cassa comune da parte di Corrao. Ulteriore argomento affrontato in tale contesto è stato il mancato aiuto economico nei confronti di Vincenzo Gallizzi in occasione del suo arresto, limitato alla somma di 300 euro erogata al difensore".

Salvatore Celini, giunto a Rosarno da Milano il 30 dicembre, partecipa ad alcune delle riunioni che si susseguono nella giornata "nelle quali - sottolinea il gip reggino nell'ordinanza - si sostanzia quello che, secondo la condivisibile ricostruzione accusatoria, viene definito il "procedimento disciplinare" a carico di Francesco Corrao, al termine del quale lo stesso verrà sollevato dal potere di rappresentanza della cosca in territorio laziale".

L'atto di accusa di Domenico Bellocco detto “u curtu” sarebbe stato implacabile. "Nel pomeriggio del giorno 30 dicembre alla via Palermo di Rosarno, presso il domicilio di Domenico Bellocco '80 - aggiunge il gip - si recano Corrao e Mercuri, che vengono severamente criticati dallo stesso Bellocco:...Lo vedono con gli occhi suoi... siccome le persone mi mandano, no un'ambasciata... mi mandano le ambasciate... a te ti pare che le persone non mi conoscono? Le persone vengono e dicono chiacchiere... no a chiacchiere tue".

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