Martedì, 20 Agosto 2019
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Dall'Aspromonte al resto d'Italia, così viaggia la droga: i nomi dei 27 arrestati - Foto

Sono stati identificati grazie alle immagini catturate dalle foto-trappole da loro stessi e collocate per presidio le piantagioni di marijuana.

Sono stati incastrati  così gran parte degli indagati nell'operazione "Selfie" (così chiamata proprio per questo motivo) conclusa stamattina con 27 arresti - 13 in carcere e 14 ai domiciliari - ed un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

In manette sono finiti: Bruno Cara, Giuseppe Cara, Michele Carabetta (classe ’78), Michele Carabetta (classe ’92), Alfredo Celami, Daniele D’Ambrosi, Giovanni De Marte, Alberto Masci, Saverio Mediati, Marco Pizzata, Alessandro Romagnoli, Massimiliano Tartaglia, Gianluca Antonio Vitale, Angelo Arduini.

Agli arresti domiciliari: Marco Domenico Artuso, Federico Maria Benedetti, Andrea Cara, Francesco Cara, Gabriele Antonio Cara, Paolo Cara, Adamo Fiasco, Dante Massimino, Antonino Mediati, Antonio Mediati, Arianna Ramiccia, Khalil Smaali, detto Claudio, Daniele Vottari. Per Francesco Mammoliti previsto invece l'obbligo di firma.

Dopo la scoperta delle prime due piantagioni, avvenuto nel settembre del 2016 a Casignana, infatti, i carabinieri dalla Compagnia di Bianco, che hanno condotto le indagini con il supporto operativo dello Squadrone eliportato "Cacciatori", hanno scoperto anche le foto-trappole.

Dalle analisi effettuate con il supporto dei carabinieri specializzati del Racis di Roma, sono state estrapolate, seppur già cancellate dai supporti di registrazione, numerose immagini che ritraevano gli indagati intenti mentre erano intenti a curare la realizzazione e la conduzione delle due piantagioni.

Partendo da questo dato, i carabinieri hanno poi identificato i complici dei coltivatori, delineando i contorni dell'associazione e definendo i ruoli dei singoli all'interno del sodalizio, e poi i destinatari della droga.

Secondo quanto emerso dalle indagini, secondo gli investigatori, il principale promotore delle attività era Michele Carabetta, di 41 anni, già condannato in via definitiva ad otto anni di reclusione per associazione mafiosa, con pena già scontata, perché ritenuto un elemento di spicco della cosca Pelle-Vottari di San Luca, la stessa coinvolta nella faida culminata con la strage di Duisburg.

L'uomo, in particolare, avrebbe avuto il compito di introdurre in Italia armi da guerra, armi clandestine e munizioni. Dall'inchiesta "Fehida" condotta anni fa contro le 'ndrine di San Luca, era emerso il rapporto di Carabetta con il boss Antonio Pelle, di 57 anni, alias "La Mamma".

Carabetta ha diretto il traffico pur essendo sottoposto per tutta la durata delle indagini alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno a Roma, attraverso due articolazioni dell'organizzazione, una stanziata nella capitale e l'altra sulla piazza di Latina.

Per eludere i controlli durante il trasferimento della droga fuori dalla Calabria, in una circostanza, una donna in avanzato stato di gravidanza ha preso parte, insieme a tre complici, al trasporto a Roma di oltre 6 chili di marijuana provenienti dalle piantagioni della Locride.

Complessivamente nel corso delle indagini sono state localizzate 8 piazzole adibite alla coltivazione di marijuana, sequestrando contestualmente circa undicimila piante, sono state arrestate in flagranza 10 persone col sequestro di 30,2 chili di marijuana e sono stati sequestrati 6 fucili da caccia, privi di matricola o con matricola abrasa, 3 dei quali oggetto di furto.

Le indagini sono state dirette dal Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri e coordinate dall'aggiunto Giuseppe Lombardo e dal pm Francesco Tedesco.

© Riproduzione riservata

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