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Raffica di furti nella Piana di Gioia Tauro, sette arresti: contatti con la 'ndrangheta

Almeno 14 furti, un bottino di 450 mila euro, contatti con le cosche di 'ndrangheta. Questo l'identikit della banda del buco fermata oggi dai carabinieri dopo quasi tre anni di indagini.

Un gruppo che aveva preso di mira abitazioni, esercizi commerciali e aziende nella Piana di Gioia Tauro. Anche il Comune di Taurianova è rimasto vittima della banda per un furto al Centro Polifunzionale.

In azione i carabinieri della compagnia di Taurianova con 7 arresti - 2 ai domiciliari - in esecuzione di un'ordinanza del gip su richiesta della procura di Palmi diretta da Ottavio Sferlazza. Gli arrestati sono: Domenico Ascone, di 40anni; Mihai Tudor (36), romeno; Gianina Elena Cazacu (40) romena, sottoposta ai domiciliari; Gabriele Fosco (45); Saverio Alessandro Fondacaro (38); Rocco Giovinazzo (37) e Diego Giovinazzo (45), anche lui ai domiciliari.

L'indagine, denominata "Banda del buco" per l'abitudine di praticare fori nelle pareti, è stata avviata dai carabinieri a fine 2017 dopo una serie di furti commessi a Taurianova, Cittanova e Polistena.

Gli investigatori hanno individuato un comune modus operandi che ha fatto ipotizzare l'esistenza di una banda e hanno collegato gli indagati anche a furti pregressi con indagini destinate all'archiviazione rilette alla luce dei nuovi elementi. Le accuse sono associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro il patrimonio, furto aggravato, ricettazione, porto illegale di armi e violazione di domicilio. Gli indagati erano in contatto con esponenti della 'ndrangheta.

Gli indagati, che vivono nello stesso territorio, si conoscevano e si frequentavo ed erano già noti ai carabinieri e, secondo l'accusa, operavano con uno schema tipico e rituale, che prevedeva una accurata pianificazione, la disattivazione dei sistemi di allarmi con la rimozione delle telecamere e l'uso di sostanze come il poliuretano espanso, l'utilizzo di disturbatori di frequenza.

Inoltre disponevano di strumentazione costosa e professionale per fare ingresso nei locali da svaligiare e aprire casseforti, utilizzavano passamontagna e utenze cellulari intestate a soggetti stranieri per eludere le indagini e rubavano auto prima di commettere i furti. Un'altra peculiarità della banda erano i contatti con la criminalità organizzata.

Frequenti erano i colloqui e gli incontri con esponenti della cosca Facchineri e Zagari-Fazzalari, di Cittanova e Taurianova, nei periodi concomitanti ai furti, legati, secondo gli investigatori, alla necessità di ottenere l'autorizzazione o comunque il permesso di compiere i furti "sfatando - affermano i carabinieri - il falso mito che ove le cosche di 'ndrangheta sono forti, non vengono commessi delitti di criminalità comune e predatoria".

I carabinieri ritengono di avere ricostruito le responsabilità del gruppo in almeno 14 furti per un danno complessivo subito dai derubati di almeno 450.000 euro. Tra i colpi anche quello a casa di un imprenditore dove gli indagati avevano asportato gioielli e monili in oro dal valore di 90.000 euro, ma anche tre pistole legalmente detenute e l'auto del proprietario.

In un'altra circostanza la banda ha asportato, in una azienda agricola, costosi macchinari, attrezzature e materiale nonché veicoli, per un valore di circa 180.000 euro. Anche il Comune di Taurianova è rimasto vittima della "banda" per un furto al Centro Polifunzionale. Gli arrestati sono Domenico Ascone, di 40anni; Mihai Tudor (36), romeno; Gianina Elena Cazacu (40) romena, sottoposta ai domiciliari; Gabriele Fosco (45); Saverio Alessandro Fondacaro (38); Rocco Giovinazzo (37) e Diego Giovinazzo (45), anche lui ai domiciliari.

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