Domenica, 13 Giugno 2021
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Scilla, Pietro Macrì si incatena e prosegue la sua battaglia: "Chiedo solo di poter lavorare" - VIDEO

Un vuoto normativo sul piano spiaggia non consente al ristoratore scillese di poter mettere, come ha fatto negli ultimi anni, i tavolini sulla spiaggia. Ha deciso di incatenarsi e iniziare lo sciopero della fame

A Scilla, alla fine del lungomare in via San Francesco De Paola, sorge un pub il cui proprietario è l'imprenditore Pietro Macrì. Un locale piccolo al suo interno ed è per questa ragione, ma non solo, che per un'attività del genere è vitale poter contare sulla possibilità di servire ai tavoli in spiaggia nel corso della stagione estiva.

Pietro Macrì ha potuto usufruire di questa possibilità per quattro anni consecutivi dopo la redazione del piano spiaggia da parte del commissario prefettizio dell'epoca. Ma ora a Scilla, l'amministrazione comunale ha redatto una nuova normativa che lascia di fatto scoperta un'ampia fascia di locali, compreso quello di Macrì.

Da qui, la scelta dell'imprenditore di incatenarsi davanti al suo locale e di iniziare lo sciopero della fame. Arrivati a Scilla, davanti al Mana Pub, il nome della struttura fondata da Macrì, notiamo alcuni scillesi portargli solidarietà ed una serie di cartelloni appiccicati ai muri con una serie di scritte che ripercorrono la protesta messa in campo da Macrì: "Ci troviamo di fronte ad una storia paradossale. Sono un piccolo imprenditore - racconta Macrì - che chiede solo di lavorare e che ha sulle spalle il peso della responsabilità dei miei dipendenti, della mia compagna, di mio figlio. Per quattro anni consecutivi la mia attività ha avuto la concessione dalla commissaria straordinaria prefettizia: posa tavoli e sedie per 80 mq. Il mio progetto a lungo termine è stato sposato dai commissari. Ma ora è stato portato a termine un piano spiaggia scellerato che è stato confezionato come un regalino all'amministrazione comunale in carica. E' il danno del Covid e la beffa del malaffare e della mala politica. Chiedo che questa mia piccola attività, cancellata con un colpo di spugna, possa ritagliarsi lo spazio che si merita. Non mi sono posto un termine, ho iniziato con lo sciopero della fame, ma se le istituzioni faranno da mercanti passerò allo sciopero della sete. Capisco la difficoltà del sindaco, ma alle parole devono seguire i fatti. Lui deve essere in prima linea accanto a me, dovrà mettermi nelle condizioni di avere contatti con le istituzioni. Paradossalmente dopo 8 mesi di Covid le attività riapriranno e sono contento per tutti i colleghi, ma ora è il momento che qualcuno si assuma le proprie responsabilità".

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